“Le fabbriche della cura. Lavoro e salute nelle RSA”: il video del progetto InMigrHealth

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Le narrazioni più diffuse sulla salute tendono ad adottare un approccio che enfatizza le responsabilità dei singoli e del loro impegno nel mantenersi sani. Nonostante gli stili di vita influenzino indubbiamente il nostro stato di salute, troppo spesso dimentichiamo
l’importanza di altre dimensioni, che comportano invece una responsabilità collettiva. Fra queste c’è il lavoro che facciamo e come questo lavoro è organizzato.

Le ricercatrici e i ricercatori del progetto “InMigrHealth – Investigating Migrants’ Occupational Health” delle Università di Padova, Messina e Torino (finanziato con i fondi del PNRR fra i progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale) si sono proposti di
tornare proprio sul nesso che lega lavoro e salute. Lo hanno fatto impiegando gli strumenti delle rispettive discipline – sociologia, antropologia, epidemiologia e statistica – nonché concentrandosi su un’occupazione altamente femminilizzata e con una presenza significativa di personale con background migratorio: le operatrici socio-sanitarie (OSS) nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA).

I risultati di questa ricerca informano il video “Le fabbriche della cura” prodotto da SMK Factory, casa di produzione indipendente con una lunga e premiata esperienza nel racconto documentaristico di lavoro, migrazioni e cura. Nel video il tema della salute
delle operatrici socio-sanitarie viene affrontato da tre punti di vista – quello di Lukenge Lunanga, OSS e delegata sindacale nella sua RSA, quello di Francesca Polizzi, OSS in distacco sindacale, e quello di Costanza Galanti, sociologa del progetto InMigrHealth –
che si arricchiscono reciprocamente grazie ad un sapiente montaggio.

Lukenge, narratrice d’eccezione, ci descrive il lavoro concitato delle OSS nelle RSA, e come questo si traduca tanto nello stress di non poter dedicare il tempo sufficiente alla cura di ciascun paziente quanto all’usura fisica. La sua intervista denuncia le contraddizioni di un settore che spreme le sue lavoratrici – e lo fa con la forza di chi porta il segno di questa violenza sul proprio corpo – ma è anche una riaffermazione consapevole e orgogliosa dell’importanza di questo lavoro: “La sera, prima di dormire, gli anziani hanno bisogno di una mano che… La parola di rispetto: sono io che devo dare quella cosa all’anziano. Per mangiare: sono io che devo alle volte anche mentire, dire all’anziana ‘Ho mangiato un po’, è buono!’, allora che tu non hai neanche assaggiato, per far capire a lei che sei con lei. L’OSS è l’ultimo che le persone mettono nella cura della persona – ma io non lo so…”.
Nella sua intervista, Francesca, con la lucidità e la rabbia di trentadue anni di lavoro da OSS e poi dell’esperienza da sindacalista a tempo pieno, racconta della necessità di dare battaglia collettivamente come lavoratrici di questo settore, non da ultimo per difendere la propria salute. Il dito è puntato, certo, verso i datori di lavoro che applicano contratti collettivi poco tutelanti, che permettono loro per esempio di licenziare le OSS dopo lunghi periodi di mutua – magari dovuti proprio a condizioni sviluppate in seguito ad anni di lavoro usurante nelle RSA. Altrettanto feroce, però, è la critica mossa alle Regioni, che stabiliscono un rapporto fra personale e pazienti del tutto insufficiente e che per la maggior parte non vincolano l’accreditamento delle strutture private all’applicazione di contratti collettivi dignitosi.
Costanza, infine, grazie alla sua esperienza di osservazione diretta del lavoro in una RSA, nonché alla mole di dati raccolti e analizzati dal suo gruppo di ricerca (fra cui 98 interviste e 285 questionari), ribadisce il rapporto fra organizzazione del lavoro nelle RSA e
condizioni di salute negativa delle OSS, con particolare riferimento all’alta incidenza di disturbi muscolo scheletrici, stress lavoro-correlato e burnout.
Arricchiscono questi tre punti di vista estratti di interviste audio ad altre operatrici socio-sanitarie e materiale d’archivio degli scioperi della sanità privata e del Terzo settore a cui le OSS hanno partecipato fra il 2024 e il 2025.

Guardando “Le fabbriche della cura” apprendiamo quindi delle conseguenze devastanti per lavoratrici e pazienti di un’organizzazione del lavoro che ricorda – per concitazione, standardizzazione e nocività – quella di una fabbrica, e che viene effettivamente vissuta
e raccontata come tale da chi ci è inserita. Il video si chiude, però, con le parole della ricercatrice che ribadisce come questa non sia “l’unica maniera con cui i servizi sanitari possono essere organizzati”, e che aggiunge: “ci immaginiamo che con un’organizzazione
del lavoro diversa le cure potrebbero essere più efficaci, più umane, e anche il lavoro per le OSS più gratificante”.

Al video hanno lavorato: Claudio Cadei (regia, audio, montaggio e post-produzione); Nicola Zambelli (fotografia); Luigi D’Alife (assistente camera); Angelica Gentilini (assistente camera, montaggio e post-produzione); Costanza Galanti (cura dei contenuti); Valeria Piro (supervisione del progetto). Il video vede la partecipazione di: Costanza Galanti, Lukenge Lunanga, Francesca Polizzi, Lisa Mucedola, Anastasia Casella, Deborah Veronese, Riccardo Pilocane, Silva “Rossini”, “Gabriella Lucenti”, Giulia Zampieri.

Il gruppo di ricerca InMigrHealth è formato da: Valeria Piro, Francesca Alice Vianello, Camilla De Ambroggi, Noemi Martorano, Costanza Galanti (Università di Padova – Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata, FISPPA); Fulvio
Ricceri, Alberto Bentsik, Dario Fontana (Università di Torino – Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche, DSCB); Giuliana Sanò, Veronica Buffon, Domenica Farinella (Università di Messina – Dipartimento di Scienze cognitive, Psicologiche, Pedagogiche e degli Studi Culturali, COSPECS).

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