Lavoro migrante e Cina nell’età globale

Aula 1, 14.30-17.30
Via M. Cesarotti 12 – Padova
L’Unione Europea discute se la Cina debba essere considerata o meno un’economia dimercato, moltiplicando le critiche all’interventismo dello Stato cinese negli affari economici. Sono
tuttavia molte le imprese, anche europee, che in questi anni hanno approfittato dei rigidi regimi del lavoro imposti da Pechino e che sperano nell’imminente arrivo di investimenti cinesi per rilanciareil loro fatturato. Nell’epicentro dell’Europa colpita dalla crisi, la vicenda del porto del Pireo, oggi controllato dalla cinese Cosco grazie a una concessione trentennale che ne ha rilanciato la posizione globale, è solo il più importante esempio di come la Cina sia più che mai vicina. Dopo aver ricoperto il ruolo di «fabbrica del mondo» per mansioni a basso valore aggiunto, oggi il suo ruolo sta drasticamente cambiando anche perché, in una produzione ormai pienamente globale, l’emergere di una nuova classe operaia cinese ha un impatto diretto su dinamiche del lavoro e formazioni di potere anch’esse globali. Per comprendere queste trasformazioni è quindi imprescindibile sviluppare una prospettiva internazionale sui processi lavorativi che si dipanano attraverso le reti globali, grazie soprattutto alla messa al lavoro di milioni di migranti. L’esperienza delle operaie e degli operai cinesi, a partire dalle trasformazioni che coinvolgono il lavoro migrante, saranno il punto di partenza per una serie di incontri (a Roma, Padova e Bologna) con Pun Ngai, professore associato alla Hong Kong University of Science and Technology e autrice di numerose pubblicazioni e lavori collettanei, tra le quali, tradotte in italiano, Cina, la società armoniosa. Sfruttamento e resistenza degli operai migranti (Jaca Book, 2012) e Morire per un iPhone (Jaca Book, 2015), Nella fabbrica globale (Ombre corte 2015).